Mattinata convulsa, angoscia che torna inesorabile a farsi sentire. Quando passi un momento felice con tua nipote
(che sguardo da diva in questa foto, eh?), una giornata concentrata sul lavoro, o una serata piacevole con amici, ti capita di riuscire addirittura a dimenticare come stai vivendo il momento infelice. Che sei triste. A dirla tutta, parlando di me 2 sere fa con Maria Romana, le dicevo quanto fosse peculiare la situazione per la quale sai che in quel momento sei tranquillo, ma sai anche che sei sempre alla mercé di una ricaduta. Quel momento che ti porta sconforto e che di nuovo ti spingerebbe a mollare tutto.
Spesso - sempre? - in questi anni mi sono sentito solo nel dover affrontare problematiche legate al lavoro. Fino a pochi mesi fa, la rabbia, la voglia e anche la passione che avevo nel mio progetto mi portavano a trovare dentro di me risorse che non credevo di avere. Il fallimento su tutta la linea della storia con Emanuela ha messo alla luce tutte le debolezze che si trovano nella parte più nascosta del mio cervello. E’ come se, avendo deciso di investire tutto me in lei e in noi, mi sentissi denudato e senza forze. Certo: gli amici che incontro in questi giorni a Roma (non è un caso che io sia venuto qui e tenda a restarci) mi danno molto. Mi ascoltano, ognuno a modo suo, e aggiungono dei pezzetti che mi permetteranno un giorno di ritrovare quella forza oggi svanita.
Ma tant’è: quando ti trovi nell’occhio del ciclone non sai come uscirne. O forse una parte di te non ne vuole davvero uscire.
Faccio tutto il possibile per non pensare a lei, a quello che saremmo potuti diventare. Ma tante volte abbandono la lotta e miseramente mi ritrovo nei meandri ingarbugliati della mia mente, solo con tanti perché.
Non posso più fuggire, anche perché sinceramente l’ho fatto troppo nella mia vita. E’ forse per questo che ora soffro di più questi momenti.
Tornando alla solitudine del lavoro, oggi non ho più voglia di andare avanti. Non è un atteggiamento distruttivo, né tantomeno una mancata presa di responsabilità come sosteneva Emanuela. E’ che sono stanco. Stanco di continuare questo progetto per il quale non riesco neanche a definire con calma di cosa avrei bisogno, quando qualcuno (Papà, Giorgia) mi chiedono cosa possono fare per essere di aiuto.
Sms da Laura, 14-mag 2116:
“[...] ascolta, controlla i tuoi pensieri urgenti, fatti incuriosire da ciò che gli altri vogliono dirti. Gli altri ci sono”
Sì. Ma quando torno solo, mi accompagnano solo fantasmi.